CONTRIBUTI PREVIDENZIALI ENPAP: CALCOLA IL RISPARMIO FISCALE

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI ENPAP: CALCOLA IL RISPARMIO FISCALE

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Il versamento dei contributi previdenziali rappresenta sicuramente un onere, ma comporta alcuni vantaggi fiscali che non tutti conoscono. E comunque in pochi sanno calcolarlo.

Inoltre è diffusa l’idea che il vantaggio fiscale non sia applicabile nei regimi agevolati come il regime forfettario.

In questo articolo vorrei fare chiarezza su entrambe le questioni.

IL MECCANISMO DEL RISPARMIO FISCALE

Ogni Euro versato in contributi previdenziali genera un risparmio sull’IRPEF, perché si riduce il reddito complessivo su cui si calcola l’imposta. Questo è il presupposto di ogni ragionamento.

Anche se versiamo contributi facoltativi oltre quelli di base (in ENPAP è necessario versare almeno il 10% del reddito netto, ma si può versare facoltativamente fino al 20%), sono comunque integralmente deducibili dal reddito.

Tutto questo è previsto dal TUIR (Testo Unico Imposte sul Reddito), DPR 917/1986 articolo 10, comma 1, lettera e):

[si deducono dal reddito] i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi.

IL CALCOLO DEL RISPARMIO FISCALE

Il calcolo è abbastanza agevole: basta individuare il proprio reddito imponibile (o il reddito che si prevede di conseguire nell’anno) e collocarlo in uno degli scaglioni IRPEF in vigore. Il risparmio netto corrisponde all’aliquota di imposta, che comunque si dovrebbe pagare qualora NON si versassero contributi previdenziali.

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QUALCHE ESEMPIO:

  • Il risparmio fiscale collegato a 1000 Euro di contributi versati, con un reddito di 15.000 euro è pari a 230 euro sull’IRPEF.
  • Gli stessi 1000 euro di contributi versati, con un reddito di 30.000 euro producono un risparmio di 380 Euro sull’IRPEF.
  • Sempre 1000 euro di contributi, con un reddito di 60.000 euro producono un risparmio di 410 Euro sull’IRPEF.

IL VANTAGGIO AUMENTA CON IL REDDITO. Dato che gli scaglioni percentuali di IRPEF crescono progressivamente, anche il risparmio collegato alla riduzione del reddito aumenterà.

LO SCONTO FISCALE CADE SULL’ANNO DI EFFETTIVO VERSAMENTO. Vige anche qui il ‘Principio di cassa’, per cui posso gestire la caduta del risparmio fiscale anticipando il versamento dei contributi da un anno all’altro.

IL RISPARMIO VALE ANCHE PER IL REGIME FORFETTARIO.

Alcuni regimi fiscali non consentono la deduzione delle spese professionali. Questo porta erroneamente a ritenere che i contributi previdenziali non possano essere dedotti. Un errore in cui purtroppo incorrono anche alcuni commercialisti nel consigliare i propri clienti.

Non è così.

I contributi previdenziali sono l’unica spesa che chiunque può dedurre dal reddito, ance se usa un regime agevolato o forfettario.

La normativa in proposito è molto chiara, e non potrebbe essere altrimenti: il valore tutelato da questa forma di deduzione è il risparmio pensionistico, che segue la persona e non le sue attività professionali. La previdenza non è una spesa professionale: è una spesa personale. Il reddito che viene ridotto non è quello professionale, ma quello complessivo.

PREVIDENZA COMPLEMENTARE, OVVERO I FONDI PENSIONE.

Anche i fondi pensione complementari comportano un risparmio fiscale grazie alla deducibilità dal reddito Irpef. L’unica differenza è che c’è un limite: si può dedurre al massimo la cifra di 5164,57 Euro.

L’agevolazione fiscale è stabilita dal Testo Unico Imposte sul Reddito:

L’articolo 10, comma 1, lettera e-bis) del DPR n. 917 del 1986 (TUIR): fra gli oneri deducibili dal reddito complessivo vi sono “i contributi versati alle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, alle condizioni e nei limiti previsti dall’articolo 8 del medesimo decreto”.

L’articolo 8, comma 4, del d.lgs. n. 252 del 2005 prevede che “I contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare, sono deducibili, ai sensi dell’articolo 10 del TUIR, dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57. (…) Ai fini del computo del predetto limite di euro 5.164,57 si tiene conto anche delle quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi di previdenza di cui all’articolo 105, comma 1, del citato TUIR.