ENPAP: Social Impact Bond, Social Bond e altri social

La differenza fra Social Impact Bond, Social Bond, Minibond e altro che in comune hanno solo il ‘-bond’ non è sempre facile da capire. Proviamo a chiarire.

L’argomento è indubbiamente complesso, anche a causa della diffusa mancanza di cultura finanziaria in Italia. La scommessa è spiegare in poche righe quali sono le caratteristiche dei principali strumenti di cui oggi si parla.

BOND: obbligazioni comuni.

Il ‘Bond’ si traduce in italiano con ‘obbligazione’: è uno strumento classico di investimento, in cui un ente (Stato, Banca, Società, etc.) mette sul mercato i propri debiti e promette a chi li acquisterà di corrispondere un interesse, in rate periodiche (cedole) o ad una certa data (a scadenza). Gli investitori che acquistano questi ‘pezzi di debito altrui’ diventano a tutti gli effetti dei creditori dell’emittente, e li possono poi rivendere a loro volta sul mercato (negoziazioni), dove si determina la variazione dei prezzi (quotazioni).

Chiaramente, il rischio di un bond è legato all’affidabilità finanziaria di chi lo ha emesso (sarà in grado di restituire capitale e interessi alla scadenza?), alle attività che deve finanziare (in genere sconosciuta all’investitore: Stato, banche etc non ti dicono cosa faranno dei soldi che gli presti), all’oscillazione del prezzo, alla possibilità di venderlo.

SOCIAL IMPACT BOND: obbligazioni che finanziano interventi ad impatto sociale ed economico.

Sono uno degli strumenti più innovativi oggi sul mercato per finanziare progetti sociali: quando una pubblica amministrazione non ha soldi per pagare un progetto sociale, o non ha le strutture per attuarlo direttamente, intervengono due altri soggetti: (1) uno o più soggetti privati che realizzano il progetto/intervento in collaborazione con la pubblica amministrazione (2) uno o più investitori che lo finanziano, ‘scommettendo’ che il progetto avrà successo. Solo in quel caso, si vedranno restituito capitale e rendimento.

Il rendimento dei Social Impact Bond proviene dal risparmio che la Pubblica Amministrazione ha conseguito grazie all’attuazione del progetto.

Questo risparmio si genera in diversi modi, a solo titolo di esempio:

  1. Se il progetto/intervento nuovo ne sostituisce un altro usato precedentemente e più costoso: tolgo dalle carceri 1000 detenuti che costano ciascuno 150 euro al giorno, e li inserisco in Comunità terapeutica a 90 euro al giorno. Risparmio 60 euro al giorno.
  2. Se il progetto/intervento risolve un problema che comportava o avrebbe comportato in futuro costi per la pubblica amministrazione: togliendo dalle carceri 1000 detenuti, e inserendoli in un progetto di recupero sociale, riduco il tasso di recidiva e riduco i costi sociali che in prospettiva avrei dovuto sostenere (danni a persone e cose legati al fatto criminoso, costo del processo, costo della nuova carcerazione, costo sanitario per vittime e autori di reato). E’ più o meno il caso dei SOCIAL IMPACT BOND del carcere di PETERBOROUGHT.
  3. Se il progetto/intervento ottimizza processi già esistenti, correggendo inefficienze e generando risparmi di spesa: riorganizzando i servizi di assistenza alle famiglie problematiche di un certo territorio, ne riduco il costo complessivo e produco un grado di successi più elevato.

Il termine ‘Impact’ è quindi fondamentale: siccome tutto il rischio si concentra sul successo del progetto/intervento, occorre essere ragionevolmente sicuri PRIMA DI PARTIRE che avrà successo. Per questo è così importante che i progetti/interventi prevedano la ‘Valutazione di impatto economico e sociale’, e non basta che siano solo ‘efficaci’.

Un elemento critico è la copertura del rischio: trattandosi di investimenti basati sul successo di progetti/interventi spesso sperimentali, volti ad introdurre un cambiamento che generi risparmio, l’investitore si espone al rischio che nella realtà le cose non vadano come sperato. Gli elementi di copertura di questo rischio sono:

  • Attenta valutazione preventiva dell’impatto economico del progetto/intervento, in modo che sia ragionevolmente sicuro che produca risparmi
  • Copertura finanziaria mediante accordi di garanzia con la Pubblica Amministrazione, volti a definire graduazioni di restituzione del capitale in caso di parziale insuccesso, piuttosto che la perdita totale. In questo caso, la Pubblica Amministrazione beneficiaria del progetto/intervento accetta di condividere il rischio assunto dagli investitori, impegnandosi a ripagare comunque parte del progetto/intervento anche se non ha avuto il successo sperato.
  • Altre garanzie di copertura, usate ordinariamente per governare il rischio (assicurative, finanziarie).

SOCIAL BOND: obbligazioni in cui una minima parte del capitale raccolto viene devoluto per attività sociali, oppure viene impiegato ‘secondo principi etici’ o per ‘interventi di rilievo sociale’.

Qui il campo delle possibilità si amplia notevolmente, in questa categoria sono comprese ad esempio:

  • Obbligazioni (di solito bancarie), che prevedono una donazione per progetti sociali di parte minimale della raccolta. La donazione viene erogata indipendentemente da ogni valutazione di impatto economico. Mi si permetta di dire che è un metodo che valorizza poco il settore sociale, non lo considera in grado di produrre rendimenti: il finanziamento è poco più che una donazione compassionevole, a cui vengono dedicate le briciole di un’operazione finanziaria grande 100 o 200 volte tanto. La donazione spesso è ‘a fondo perduto’:  non ci si aspetta nulla, come se il settore sociale fosse di per sé un pozzo senza fondo.
  • Obbligazioni che prevedono un vincolo di utilizzo della raccolta: in questo caso, una parte del capitale raccolto deve essere obbligatoriamente investita in attività di tipo etico/sociale. Anche qui, dalla panoramica dei vari prodotti in commercio spicca la grande varietà di definizioni per la componente ‘etico/sociale’.
  • Obbligazioni ‘etiche’, in cui il denaro raccolto non può essere direttamente investito in alcune classi di attività, ad esempio in imprese che producono armi o sfruttano la manodopera dei paesi poveri. Chiaramente, è tutto molto teorico: il mercato è fatto come le scatole cinesi, e un fondo comune o una società possono contenere decine o centinaia di altre società, intere o a pezzi. La banca può acquistare quote di una società che rispetta la policy etica stabilita per il Social Bond, ma questa società può contenere pezzi di società che producono armi, ad esempio.

Sui Social Bond spesso la leva psicologia per l’investitore è di ‘fare qualcosa di buono mentre investo’, senza però preoccuparsi troppo di cosa sia quel ‘qualcosa di buono’. Una specie di tecnica di marketing, se vista dal lato della banca.

MINI BOND

Se ne parla molto, nel mondo delle casse di previdenza. L’invito anche piuttosto esplicito da parte delle istituzioni politiche di usare i patrimoni previdenziali per sostenere il paese reale, suona a tratti inquietante.

I minibond sono obbligazioni emesse da piccole e medie imprese, non quotate in borsa, che intendono finanziarsi vendendo titoli di credito in cambio della promessa di corrispondere un interesse agli investitori. Le imprese non possono però vendere direttamente questi titoli, per metterli sul mercato devono avvalersi di intermediari specializzati (SGR, SICAV, intermediari finanziari).

Di solito queste società finanziarie prendono in gestione i minibond emessi da molte imprese, li impacchettano in un fondo comune e vendono sul mercato quote di questo fondo. L’investitore acquista quindi un pezzetto di un aggregato di titoli di credito messi insieme in modo ‘intelligente’ e volto a ridurre il rischio.

Ora, è chiaro che stiamo parlando di imprese che per finanziarsi escono dal circuito del rapporto con le banche. E quando viene scelta questa via, spesso è per necessità. Anche se i criteri di selezione delle imprese dovrebbero garantire una certa solidità, acquistare minibond oggi significa puntare su un mondo variegato di piccole e medie imprese, difficile da valutare: nessun investitore può conoscere tutti i bilanci di tutte le società di cui sta comprando i titoli di credito.