Indennità di maternità: nuova sentenza della Cassazione.

Indennità di maternità: nuova sentenza della Cassazione.

L’indennità di maternità è uno dei pilastri del welfare: protegge e sostiene le madri (e in alcuni casi i padri) nel delicato momento della nascita di un figlio naturale o dell’accoglienza di un figlio adottivo.

Il VALORE TUTELATO non è meramente individuale. In altre parole non si tratta di offrire un vantaggio alla madre, ma di tutelare la nascita o l’adozione di un figlio in quanto valore per l’intera collettività. Per questo i contributi necessari a finanziare l’indennità di maternità vengono raccolti da tutti i lavoratori, in misura uguale, anche da chi non avrà mai un figlio per impossibilità o per scelta.

L’elemento di SOLIDARIETA’ sta nel fatto che il finanziamento delle indennità è un atto di pura solidarietà fra gli appartenenti ad una stessa comunità professionale, e infatti è un contributo fisso a prescindere dal lavoro e dal reddito.

Proprio perché si tratta di tutelare un VALORE COLLETTIVO, lo spirito dell’indennità di maternità è di fornire un sostegno economico che ha lo scopo di evitare che la gravidanza e la nascita di un figlio siano causa di uno stato di bisogno. Ma allo stesso tempo essa non è una sostituzione del reddito, non serve per preservare l’identico tenore di vita di quando si è in attività.

Da questo la previsione di un livello minimo e massimo: di 4958,72 euro a prescindere dal reddito il minimo, di 24.793,60 euro il massimo, anche se si hanno redditi elevati.

Questo orientamento è stato confermato più volte sia dalla Corte Costituzionale che dalla Corte di Cassazione. Alle molte pronunce e sentenze già emesse, se ne aggiunge una appena depositata (2017 11 16 – Cassazione n 27224 – maternità), che di fatto conferma nuovamente lo spirito che anima l’indennità di maternità.

Se oggi si può ravvisare un MARGINE DI MIGLIORAMENTO nell’assistenza di base alla maternità, a mio avviso sta nell’attenuazione del PRINCIPIO DI INCUMULABILITA’, che oggi crea oggettivamente delle sperequazioni fra lavoratrici che fanno un solo lavoro, e lavoratrici che si dividono fra due o più lavori, che è situazione sempre più frequente.

In base al pricipio di incumulabilità non si possono ricevere due indennità di maternità da due enti diversi, anche quando si è iscritte ad entrambi e si è attive professionalmente in due posizioni. Dice infatti l’articolo 71 del Decreto legislativo 151/2001 che nella domanda di indennità di maternità presentata al proprio ente di previdenza, la professionista deve dichiarare di non avere percepito per lo stesso evento altre indennità di maternità.

Il SISTEMA DI CALCOLO PER CHI HA DUE LAVORI è di conseguenza su un solo reddito, e non sul reddito complessivo. Questo comporta per le lavoratrici che svolgono due o più attività professionali, di vedersi riconosciuta l’indennità di maternità soltanto su una parte del proprio reddito complessivo. Cosa che non avviene per le lavoratrici che svolgono una sola attività professionale.

Per i PADRI l’indennità di maternità può essere percepita solo in assenza della madre per uno dei motivi elencati dalla legge: per decesso o malattia della madre, abbandono o mancato riconoscimento del neonato da parte della stessa, o affidamento esclusivo al padre comprovato da un provvedimento giudiziario o comunque da un titolo idoneo.

ELENCO DELLE SENTENZE RILEVANTI IN ORDINE CRONOLOGICO.

Corte di Cassazione

2017 11 16 – Cassazione n 27224 – maternità
2013 06 21 – Cassazione n 15731 – maternità
2013 03 05 – Cassazione n 15072 – maternità

Corte Costituzionale

pronuncia_1_1987
pronuncia_3_1998
pronuncia_61_1991
pronuncia_132_1991
pronuncia_276_1988
pronuncia_332_1988pronuncia_423_1995