Iene, EMDR, psicoterapia e abusi sessuali.

Ho dovuto assistere alla vicenda del servizio de ‘Le Iene’ su una paziente che – per mezzo di una psicoterapia – avrebbe ricordato abusi sessuali subiti da uno zio.

E pure ai vari commenti di addetti e non addetti ai lavori.

Ovviamente a ‘Le Iene’ non importa nulla delle persone, della psicoterapia, del problema dell’abuso sessuale su minori.

E nemmeno gli interessa fare vero giornalismo, cioè informazione.

Il servizio delle Iene è puro teatro, purtroppo giocato sulla pelle delle persone. Usa la leva del dolore, della prurigine sessuale, del giustizialismo più becero solo per fare spettacolo.

E di sicuro, non racconta cos’è la psicoterapia.

Come purtroppo non la raccontano neanche certi commenti di colleghe e colleghi e associazioni varie.

La psicoterapia non è un rito magico che ripesca i ricordi sepolti.

Questo è un film sulla psicoterapia, non è la realtà.

Sappiamo da quasi un secolo di studi sulla memoria che i ricordi non sono una fotografia dei fatti. Che possono essere non fedeli, ricostruiti, condizionati, perfino manipolati e suggeriti.

Questo avviene con tutti i ricordi: dalla sequenza di colori di un esperimento di laboratorio, al viso di un rapinatore, ai fatti della nostra biografia.

Sappiamo anche che non c’è un legame diretto, causale, fra reazioni traumatiche e fatti. E nemmeno fra traumi e sintomi.

Questo non significa che le persone, i pazienti, mentano.

O che la nostra memoria sia totalmente inaffidabile.

O che alcuni fatti non possano farci ammalare.

O che mettere a fuoco la propria storia sia inutile ai fini della propria vita attuale.

Significa semplicemente che i ricordi non sono necessariamente fatti, che i fatti non sono necessariamente traumi, e che i traumi non generano necessariamente sintomi.

Noi psicologi dovremmo informare di questo i pazienti, affinché agiscano in modo congruo ed efficace e non mandino all’aria la propria vita e quella altrui, agendo nella realtà questioni che abitano prima di tutto nella mente.

Mai come nel maneggiare i fatti psichici, e i ricordi, occorre essere prudenti.

Come psicologi non dovremmo mai avvallare l’idea meccanicistica di un passato che condiziona in modo causale il presente, come se fosse un interruttore che accende e spegne la luce.

E di conseguenza non dovremmo avvallare l’idea di una psicoterapia che recupera dalla memoria fedeli fotografie di fatti passati, dimenticate in un cassetto della mente e giunte intatte fino a noi per essere scoperte da qualche archeologo psichico, magari con tecniche esoteriche.

Questa rappresentazione della memoria e della psicoterapia è tanto romantica quanto priva di fondamento scientifico.

La mente non è un circuito seriale fatto di catene fatto-trauma-sintomo.

È un sistema che risponde sia a logiche comuni a tutti gli esseri umani, che a logiche del tutto individuali che dipendono dalla genetica, dall’ambiente, dall’esperienza.

E di conseguenza la psicoterapia non è una tecnica magica che scopre il nostro ‘vero’ passato per spegnere il trauma e far evaporare il sintomo, ma una fine opera di riprogrammazione del più complesso elaboratore di informazioni che la selezione naturale abbia generato.

Un elaboratore che non può essere aggiustato come un notebook da sottoporre ad un rito di recupero dei dati dall’hard-disk.

L’essere umano è un soggetto attivo sia delle proprie esperienze, che dei propri traumi e sintomi, che della psicoterapia.

La psicoterapia è un metodo di cura fondato sull’azione della persona, sull’arricchimento della visione che abbiamo delle cose, sulla conoscenza di come funziona la nostra mente, sul fare esperienza di una relazione umana positiva, libera e responsabilizzante.

E poi si, alla fine c’è anche la guarigione dai sintomi. Le ricerche scientifiche – e non le leggende sulla psicoterapia – dicono che la psicoterapia guarisce.

Non ‘Le Iene’, con le loro cazzate. Non i riti magici. Ma la psicoterapia.