La verità sui compensi per i consiglieri ENPAP

Me lo chiedono sottovoce, fra una chiacchiera e l’altra. Oppure mi scrivono una mail. I più maliziosi mi strizzano l’occhio mentre lanciano una frecciatina davanti al gruppetto di colleghi con cui stiamo amabilmente parlando d’altro. L’argomento scabroso è questo: ma quanto si guadagna a fare il consigliere ENPAP?

Credo che questa curiosità sia alimentata dalla scarsa trasparenza dell’ENPAP, che invece di pubblicare chiaramente i compensi dei consiglieri, ma anche del direttore, li affonda nei bilanci che purtroppo nessuno psicologo ama leggersi. Ma credo anche che questo argomento abbia a che vedere con una certa mentalità, tutta italiana, per cui quello che uno guadagna è faccenda privata, da tener segreta; e lo si fa un po’ tutti, così si alimenta questa cosa pruriginosa, a cavallo fra invidia e senso di colpa, che è la voglia di sapere e non sapere.

Ora, io a questo argomento non riesco ad appassionarmi. I compensi sono in fondo a questo articolo, però chiedo al lettore una cosa: che oltre ai compensi si legga anche queste brevi riflessioni.

Perché trovo davvero riduttivo discutere del compenso dei consiglieri e disinteressarsi totalmente del resto: cos’è l’ENPAP, quali sono i problemi da affrontare, come possiamo migliorarlo, come si fa a valutare la bontà di un investimento, che cosa si sta muovendo a livello sociale e politico, quale sarà il nostro reale futuro pensionistico.

Non riesco a farmi piacere quelli che proclamano solenni che si dovrebbero abbassare i compensi. Spesso per farsi votare. E intanto nessuno lo ha mai fatto. Io non proclamo nulla a riguardo: trovo che abbassare i compensi sia un intervento riduttivo, che serve ad accontentare chi è di bocca buona ma copre e crea un alibi per il disimpegno: un consigliere può prendere ZERO Euro, e lo stesso non essere un buon consigliere. Io credo che si debba guardare al bene della nostra cassa, pretendendo che i consiglieri siano persone capaci, che si guadagnano onestamente e laboriosamente il loro compenso come qualunque professionista diligente.

Nulla. Nulla di tutto questo sfiora la coriacea materialità di chi si focalizza su quanto guadagna un consigliere, invece che valutare quanto lavora. E così si rischia di metterci tutti insieme nello stesso calderone: quelli che in consiglio si leggono il giornale e chiedono al vicino che li avverta quando c’è da alzar la mano per votare, quelli che alzano la paletta a comando e nemmeno sanno di che si parla, quelli che ‘ho cercato di informarmi, ma non ho avuto tempo, tu cosa ne pensi?’. E poi i migliori, quelli che ‘da quando sono consigliere ho iniziato a leggere il Sole24Ore’ [e quando ti sei candidato che ti leggevi, Topolino?].

E allora eccoli, i compensi. Li devo pubblicare io, perché l’ENPAP non lo fa. Non lo fa il Presidente, non lo fa la maggioranza di Costruire Previdenza che s’è riempita la bocca di cose come ‘trasparenza’ e ‘pubblicheremo tutti i verbali’ in campagna elettorale, salvo poi ritenere i verbali del Consiglio di Amministrazione come fossero un segreto di stato – e a ben guardare cosa salta fuori sui giornali, si capisce che qualcosa da nascondere c’è.

Li metto a memoria, ma sono pronto a rettificare, casomai qualcuno degli interessati osasse finalmente dare le cifre corrette al secondo decimale. Credo sia una buona occasione, da cogliere al volo, no?

  • Presidente: 70.000 Euro/annui lordi + gettoni di presenza variabili in base alle riunioni
  • Vicepresidente, Consiglieri di Amministrazione e Sindaci: circa 32-35.000 Euro/annui lordi + gettoni di presenza variabili in base alle riunioni
  • Consiglieri di Indirizzo Generale: circa 18.000 Euro/annui Lordi totali [compreso gettoni di presenza]

A questo vanno aggiunti i rimborsi per viaggi e pernottamento a Roma, nei giorni delle riunioni di consiglio.

Poi non so se qualcuno si piglia pure degli extra da banche, gestori e consulenti. Queste sono robe che si fanno di nascosto e che di solito interessano la magistratura. Sappiamo però che esiste il fenomeno della corruzione e delle tangenti, sappiamo che esiste anche all’interno della casse previdenziali perché ci sono stati celebri casi a riguardo in casse diverse dall’ENPAP, e sappiamo che c’è modo di girare denaro in clandestinità.

Io credo ancora nell’onestà e nella chiarezza come valori che devono informare il mio impegno professionale e politico. Lo so, sono fuori moda. Parlo come mio nonno. Eppure ci credo: sembrerà strano, ma preferisco guardarmi allo specchio sapendo che non ho rubato e non ho mentito. Non per paura di un tribunale terreno o divino, ma perché non credo potrei convivere e crescere i miei figli con ‘quella’ macchia dentro, che mi si scopra o meno.

Per lo stesso motivo, non riesco a fare il consigliere di Indirizzo Generale ENPAP senza giustificare il compenso che percepisco per esercitare il mio ruolo; per cui, lavoro. Ogni giorno, studiando, seguendo l’attualità, preparando articoli per Altrapsicologia o per questo blog, sempre con la finalità di riferire agli iscritti di quanto vengo a conoscenza in ragione del ruolo che mi hanno offerto di ricoprire.

Comunque, tornando a noi: questi compensi mi risultano in linea con i compensi delle casse previdenziali dei liberi professionisti nate con il decreto 103/96. Non sono invece in linea con quelli delle casse previdenziali dei liberi professionisti di più lunga storia (ENPAM, Inarcassa, INPGI, Cassa Forense, etc.), specialmente per i ruoli apicali, per i quali i compensi percepiti possono essere anche tripli rispetto a quelli del presidente ENPAP.

Ma questo può non voler dire nulla. Per avere una proporzione è meglio un confronto con gli psicologi pubblici dipendenti, o con i docenti universitari. Il compenso di uno psicologo dipendente pubblico parte da cifre attorno ai 50-60.000 Euro/annui lordi. Lo stesso vale per un docente ordinario. Quindi ogni psicologo che lavora nel SSN, e ogni docente universitario strutturato, raggiunge e può superare con l’anzianità il compenso del presidente ENPAP.

Ed ora che ho pubblicato questi dati, mi piacerebbe molto poterli raffrontare con la produttività dei singoli consiglieri: quanto intervengono, come intervengono, quanto lavorano fuori dalle riunioni informando i colleghi che li hanno votati, quanto dimostrano di aggiornarsi e studiare costantemente. Insomma, non chiedo molto: mi piacerebbe che oltre a guardare quanto si guadagna, si guardasse anche se sono meritati.