Le casse non pagano (fonte: ItaliaOggi)

Ancora un braccio di ferro sulla spending review: la Fornero non molla, ma pure le casse combattono con onore. Sul piatto un tesoro da diversi milioni di euro, ma soprattutto l’affermazione dell’autonomia degli enti previdenziali dei professionisti.

Da Italia Oggi

Lo Stato non molla le Casse. Verificato che sono stati pochi gli enti di previdenza che hanno effettuato i versamenti dei risparmi forzosi imposti dalla Spending review (legge 135/2012), la Ragioneria dello stato ha diramato nei giorni scorsi una circolare (la n. 31 del 23 ottobre 2012, si veda anche ItaliaOggi del 24/10/2012) per chiarire quali sono i «consumi intermedi» ai quali applicare il taglio del 5% per il 2012 e il 10% per il 2013.

Un chiarimento invocato da tempo dai presidenti delle Casse che, in assenza delle opportune precisazioni, alla vigilia della scadenza del 30 settembre avevano anche fatto una stima di quanto versare. Salvo, poi, cambiare rotta e decidere in massa (a parte commercialisti, ragionieri, avvocati e ingegneri secondo l’ultimo aggiornamento) di accantonare al proprio interno quanto stimato e di aspettare sia una circolare interpretativa che la decisione del Consiglio di stato sulla natura giuridica degli istituti previdenziali dei professionisti.

Se infatti il prossimo 30 ottobre i giudici di Palazzo Spada dovessero confermare che gli enti (in base al dlgs 509/94 e al dlgs 103/96) hanno natura privata, a quel punto, nulla sarebbe più dovuto. «Oltre al problema tecnico di capire cosa sono i consumi intermedi», spiega Paolo Pedrazzoli, il presidente della Cassa del notariato che per primo ha annunciato pubblicamente che non avrebbe versato un euro fino alla decisione del giudice amministrativo, «qui c’è una battaglia politica che vogliamo combattere fino in fondo: noi non percepiamo finanziamenti pubblici e quindi se dobbiamo risparmiare lo facciamo a patto che queste risorse restino all’interno degli enti». Vediamo dunque la situazione aggiornata.

I consumi intermedi. Il Mef nel suo documento si rifà a una precedente circolare (la n. 5 del 2009) e spiega che nei consumi intermedi rientrano «tutti i beni e i servizi consumati o ulteriormente trasformati. Pertanto sono comprese tutte le voci di spesa incluse all’interno della categoria “Uscite per l’acquisto di beni e consumo di servizi”, così come elencate dall’allegato 3 del dpr 97/2003».

Va precisato che in tale voce rientrano «le spese per missioni, sia del personale dipendente che di quello degli organi di amministrazione e controllo, mentre sono da ritenere escluse le spese per indennità e compensi dovuti agli stessi organi di amministrazione e controllo».

C’è poi la questione della manutenzione degli immobili. A tal proposito la circolare fa delle distinzioni. «Debbono in primo luogo escludersi le manutenzioni straordinarie, in quanto, riguardando la spesa in conto capitale od essendo ammortizzate, sono espressamente escluse. Se si tratta, invece, di spesa per manutenzione ordinaria, la stessa è qualificabile spesa per consumo intermedio qualora riguardi la sede, gli uffici ed altri locali strumentalmente funzionali all’attività, mentre va esclusa la quota della spesa per manutenzione ordinari a carico del proprietario che riguardi gli immobili da reddito, in quanto è funzionale ad acquisire una rendita». Da ridurre, ancora, le spese per consulenze legali ma non quelle per la tutela legale.

L’applicazione dei tagli. Riguardo alle modalità applicative, continua la circolare firmata da Mario Canzio, la norma consente una certa discrezionalità nell’individuazione delle voci di spesa oggetto di riduzione in quanto, laddove vi siano obbligazioni giuridicamente perfezionate che hanno dato luogo all’assunzione degli impegni, la riduzione potrà essere operata tra le voci di spesa che presentano sufficienti disponibilità, garantendo comunque nel complesso la riduzione della spesa complessiva. Si segnala, inoltre, che le riduzioni previste dalla Spending review si sommano alle altre disposizioni vigenti.

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