Le Pubbliche Amministrazioni vogliono lo sconto, ma le casse non ci stanno.

Dopo la spending review, dopo l’invito – prontamente ritirato – a svendere gli immobili, dopo l’obbligo di versare per i pensionati in attività, ecco la novità di oggi: integrativo al 4% per tutti i clienti, ma non per le pubbliche amministrazioni.

Sono molte le casse che hanno aumentato il contributo integrativo dal 2% al 4%. L’idea è che la quota eccedente possa essere destinata ad aumentare i montanti degli iscritti, ovvero i ‘conti personali’ aperti presso le casse. Ad una crescita dei montanti corrisponde in modo diretto una crescita delle pensioni, e sappiamo bene che le pensioni troppo basse sono uno dei nodi critici delle casse dei liberi professionisti.

Ma chi paga il contributo integrativo? nella teoria previdenziale, dovrebbe essere a carico del cliente. E qui si apre un mondo, perché spesso nei rapporti con clienti privati il 2%, che per molte categorie è diventato il 4%, finisce per essere inglobato nel corrispettivo della parcella e quindi nei fatti diventa una spesa a carico del professionista.

Ma come se non bastasse, lo Stato pretende lo sconto: l’aumento dal 2% al 4% a carico del cliente, secondo il Ministero del Lavoro vale per tutti i clienti privati, ma non per le pubbliche amministrazioni. Tutto inizia dalla riforma approvata dagli organi dell’EPAP, rimandata al mittente dal Ministero del Lavoro (che deve approvare questo genere di modifiche prima che siano operative), che ora è oggetto di ricorso da parte della Cassa Ragionieri, dell’Adepp e dello stesso EPAP. La questione è peraltro complessa, perché altre casse applicano da tempo il contributo integrativo al 4%, e quindi sembrano esservi pure trattamenti difformi in situazioni analoghe.

Ora, in astratto la faccenda potrebbe pure starci, perché in quel passaggio della Legge 133/2011 si dice effettivamente che le casse possono aumentare il contributo integrativo purché questo non sia un ulteriore aggravio per la finanza dello Stato. Ma a livello di attenzione verso la cittadinanza, questa interpretazione della Legge lancia un nuovo messaggio in stile ‘mors tua, vita mea’, riversando ancora una volta sui professionisti e sui privati il costo per la previdenza di base e riservando un trattamento speciale alle pubbliche amministrazioni.

L’interpretazione va ad irritare un nervo scoperto, per motivi ben più gravi: i ritardi di pagamento da parte delle Pubbliche Amministrazioni verso i professionisti e le aziende sono fonte di estrema difficoltà. Molti operatori privati che lavorano per lo Stato o per le Pubbliche Amministrazioni sono esposti ad una cronica mancanza di liquidità dovuta a ritardi anche di qualche anno nei pagamenti. Costretti a ricorrere al credito per restare a galla, in alcuni casi finiscono in un circolo paradossale: non possono pagare tasse e contributi previdenziali, e vengono quindi perseguitati come evasori proprio dallo Stato, che è il loro principale creditore.

 

Per le Casse si apre un nuovo fronte sull«integrativo» – Il Sole 24 ORE.