La bufala della ‘Busta Arancione’

Ennesima falsa partenza per la famigerata ‘Busta Arancione’: dopo annunci entusiastici sulla stampa, tutto si arena di nuovo nelle secche della burocrazia.

Ne avevo parlato QUI, della busta arancione: nei paesi scandinavi chiamano così la busta che ogni anno arriva nelle case dei cittadini, con il riepilogo di tutti i contributi previdenziali versati nelle diverse gestioni. In Italia si insegue questo sogno da anni, e da anni periodicamente viene fatto un ‘lancio’ in pompa magna sui giornali. Ma quando si va a fare la ‘prova su strada’, ci si trova di fronte ad una bufala. Pure stavolta: almeno l’informazione di base, l’ECI (Estratto Conto Integrato) – praticamente il riassunto di tutti i versamenti fatti da una persona in tutti gli enti previdenziali – doveva essere pronto ad Aprile 2013, e invece è stata attivata a macchia di leopardo e con molte difficoltà.

Cioè, non proprio una bufala totale. Una mezza bufala, diciamo. Perché poi è vero che il comune cittadino può riuscire a ricostruire la sua posizione previdenziale per tutte le gestioni e gli enti in cui ha versato dei contributi, ma l’impresa non è per nulla semplice. Soprattutto siamo lontanissimi da quanto promesso sulla stampa pochi mesi fa: che l’Ente previdenziale in cui si è iscritti fornisca l’Estratto Conto Integrato.

 

Ho voluto provare: affrontare l’impresa di ricostruire la mia posizione previdenziale.

 

nella mia carriera lavorativa sono stati dipendente, collaboratore e libero professionista. Per cui ho versato contributi previdenziali in due gestioni: ENPAP ed INPS.

Inizio dalla parte facile: il mio ente di previdenza di categoria, l’ENPAP.

 

Si tratta dell’ente previdenziale degli psicologi, di cui sono attualmente vicepresidente. Con le mie credenziali – numero di matricola (7 caratteri) e password personale (8 caratteri) – accedo all’area riservata e qui ottengo facilmente l’estratto conto della mia posizione presso l’ente: quanto ho versato ogni anno, e a quanto arriva il mio montante. Quest’ultima informazione è particolarmente importante, perché mi fornisce l’esatta misura del mio ‘patrimonio personale’, costituito dalla somma di tutti i versamenti e dalla loro rivalutazione nel tempo.

Tempo richiesto dall’operazione: circa 3 minuti, avendo sotto mano le credenziali. Altrimenti è necessario chiamare l’Ufficio Relazioni con gli Iscritti e quindi ci si mette più tempo.

Attualmente non vengono fornite altre informazioni, ma dato che parteciperò in prima persona alle decisioni sullo sviluppo di questo servizio nei prossimi anni, posso anticipare qualche cosa: è in programma l’implementazione di un sistema di simulazione della pensione – ovviamente con tutta l’approssimazione del caso, dato che nessuno di noi può prevedere il futuro normativo ed economico sul lungo periodo – la cui base di calcolo sarà però soltanto la contribuzione ENPAP.

Ma perché non vengono fornite alte informazioni? La spiegazione è semplice: gli enti previdenziali dei liberi professionisti sarebbero già nelle condizioni di fornire l’ECI, se solo avessero i dati dall’INPS. L’anagrafe previdenziale congiunta, la banca dati da cui attingere le informazioni, oggi è poco più che una chimera. Se esiste davvero, è inaccessibile.

Ma il viaggio continua: è il turno dell’INPS. Armato di pazienza biblica, mi avventuro nell’Ente previdenziale per antonomasia.

Nella sezione ‘Servizi Online’ inserisco il mio Codice Fiscale e il PIN utilizzato l’ultima volta, sei mesi fa. Non funziona: credenziali errate. Devo ripristinare il PIN con una procedura che mi permette, con cellulare e indirizzo mail di registrazione, di farmi rimandare il numero magico 16 caratteri alfanumerici, spedito metà via mail e metà via SMS: procedure di sicurezza che nemmeno al Pentagono… in tutto, una decina di minuti di lavoro.

Il PIN ha una particolarità, non di immediata comprensione: non comprende mai la lettera ‘O’, per non confondersi con il numero Zero: quindi ogni carattere tondo è sempre uno ‘Zero’. Questa cosa non sta scritta da nessuna parte, io l’ho imparata a mie spese dopo 20 minuti di attesa al call-center e la spiegazione di un operatore.

Entro nell’area riservata con le nuove credenziali. E devo di nuovo rigenerare il PIN, perché quello appena inviatomi è provvisorio. Sorpresa, il nuovo PIN rigenerato è di soli 8 caratteri – ‘per agevolare’ dice il messaggio. E finalmente entro nel mio fascicolo personale, e dopo poco accedo all’agognato Estratto Conto Integrato: la pagina si apre sul messaggio:

Procedura in fase sperimentale. Prossimamente le sarà possibile accedere alla consultazione.

Sapevo già, in realtà: come iscritto ENPAP, il mio ECI sarà ospitato lì.

Inoltre, anche fra gli iscritti INPS non tutti possono accedere all’ECI: alcuni fortunati sono stati sorteggiati come campione di sperimentazione, ed hanno ricevuto a casa un avviso. Per tutti gli altri, si dovrà attendere. Mi accontento di verificare le mie settimane contributive in un’altra sezione, in cui mi avvisano che dovrò comunque recarmi di persona presso un patronato o una sede INPS per verificare la loro utilità ai fini pensionistici.

Non c’è ovviamente traccia della mia iscrizione ad una cassa professionisti, all’INPS. Segno che non solo l’INPS non comunica dati alle altre gestioni, ma nemmeno li raccoglie.