[da ItaliaOggi] Quanto costano le casse 2: la replica

La repliche degli interessati all’articolo di ItaliaOggi si fanno sentire prontamente. A infastidire è soprattutto il confronto con il meno virtuoso fra gli enti, l’INPS. Fra le molte casse che hanno fatto sentire la loro voce manca l’ENPAP… un sogno: se per una volta gli psicologi entrassero nel merito di un tema di attualità?

Ecco l’articolo di ItaliaOggi:

PROFESSIONI: CASSE SULLA BARRICATA
Di Ignazio Marino e Benedetta Pacelli

L’Inps avrà pur speso nel 2011 un decimo (3 milioni) di quanto hanno speso le 20 gestioni previdenziali dei professionisti ma non amministra un patrimonio da 45 miliardi e non gode della stessa sostenibilità delle Casse autonome. All’indomani della pubblicazione dei costi degli organi sociali (si veda ItaliaOggi di ieri), i presidenti degli istituti pensionistici difendono così la loro autonomia, già ridotta all’osso da una serie di provvedimenti legislativi (come la spending review) che hanno messo gli enti a dieta forzata proprio per risparmiare sui costi intermedi. 

«Il bilancio dell’Inps», replica senza troppi giri di parole il presidente della cassa del notariato Paolo Pedrazzoli, «non è certo un modello virtuoso cui fa riferimento. Ma non sono comunque i nostri bilanci che hanno portato il ministro Fornero a parlare di accorpamento». Di unificazione fra enti non vuol sentire parlare neppure al presidente dell’Enpav (veterinari) Gianni Mancuso convinto semmai che «perfino il comparto pubblico si sia reso conto di quanto la fusione tra enti previdenziali diversi sia inefficiente e svantaggiosa», ricordando come il Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, nella relazione alla prima nota di variazione del bilancio preventivo 2012, «dichiarò che con l’accorpamento con l’Inpdap e la relativa assunzione da parte dell’Inps del deficit dello scomparso ente previdenziale, si verrà a creare nel breve periodo un problema di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico pubblico». 

Dall’Enpacl (consulenti del lavoro) arriva la precisazione che con i suoi 26.742 iscritti (contro i 21.612 censiti dal primo rapporto Adepp e riportati in tabella) il costo medio annuo di mantenimento degli organi sociali è inferiore ai 62,87 euro per iscritto calcolato da ItaliaOggi. Ma non solo. La Cassa guidata da Alessandro Visparelli fa sapere che a settembre, in occasione dell’approvazione della riforma del proprio sistema pensionistico, «ridurrà il numero dei componenti dei delegati e del consiglio di amministrazione, per rendere maggiormente efficiente la governance dell’ente ed operare una riduzione dei costi». 

Sono sulle barricate anche le casse delle professioni tecniche che mentre si difendono «dagli ingiusti» attacchi sui costi, rilanciano con il progetto di un’alleanza «solo» per i servizi agli iscritti. Guai infatti a definirla accorpamento, perché si tratta soprattutto di una decisione volontaria di enti, che insieme vantano 265.292 iscritti di unire le forze e le eccellenze maturate dalle singole strutture per erogare prestazioni di qualità e contenere le spese. Ma guai, anche qui a paragonare il sistema privato con quello pubblico. 

«Spesso», precisa la numero uno dell’Inarcassa (ingegneri e architetti) Paola Muratorio, «si fa confusione tra i nostri compiti e quelli dell’Inps, dimenticando che abbiamo meccanismi e investimenti diversi: le nostre spese di gestione sono diverse dal sistema previdenziale pubblico che ha solo quelle relative alla gestione del personale. Il sistema pubblico, poi, non ha alcun potere ai fini della sostenibilità, perché si muove seguendo le previsioni del governo, non ha un assemblea dei delegati che prende decisioni mentre noi invece ci autodeterminiamo. Questi numeri quindi sono irrilevanti dal punto di vista del patrimonio, soprattutto se confrontato con l’Inps che di patrimonio non si occupa».

Dei costi (relativamente) bassi per i vertici Inps parla anche il presidente della Cipag (geometri) Fausto Amadasi che punta il dito soprattutto su una normativa che imbriglia il sistema. «Forse qualcuno si dimentica», dice, «che il 25% della cifra totale nei bilanci consuntivi deriva dagli oneri fiscali di Iva che vengono applicati, ma che nessuno considera. Salvo, però, dirci che spendiamo troppo». E l’accorpamento caldeggiato dalla Fornero? «Non è certo frutto di questi numeri perché le motivazioni sono ben altre». 

Per comprimere le spese Florio Bendinelli presidente dell’Eppi (periti industriali) ribadisce l’intenzione di «un accorpamento» dei servizi ma non dei sistemi: «abbiamo avviato le sinergie per il fondo infrastrutture, abbiamo scelto chi dovrà seguirci e nello stesso tempo abbiamo messo in campo altre attività per far risparmiare un po’ tutti. Si tratta di servizi in comune non solo per i nostri iscritti ma anche per le stesse casse di previdenza».