[da ItaliaOggi] Quanto costano i vertici delle casse professionisti?

Il costo degli organi di amministrazione è un tema scottante. Resto del’idea che il costo dell’incapacità o dei deficit organizzativi sia maggiore di quello dei compensi: un paio di errori decisionali possono generare perdite a sei zeri, più del costo annuo dei compensi. Ma l’accorpamento non è una soluzione.

Mi pare invece del tutto incomparabile la situazione INPS con la situazione delle casse private dei professionisti, per il semplice fatto che l’INPS costa allo stato (quindi anche ai professionisti, che sono cittadini) milioni di euro l’anno, a fondo perduto. Mentre le casse dei professionisti sono economicamente del tutto autonome.

E mi resta indigesta l’idea, continuamente riproposta come una minestra riscaldata, di unificare le casse dei professionisti laddove le condizioni professionali, reddituali e demografiche sono del tutto diverse. Se il futuro è una pensione personalizzata, su misura delle caratteristiche del lavoratore, con l’obiettivo di arrivare alla miglior corrispondenza fra ciò che si versa e ciò che si ottiene come rendita, un accorpamento di popolazioni radicalmente diverse fra loro per aspettativa di vita, incidenza di patologie, rischi professionali e reddito medio è esattamente l’opposto di ciò che si dovrebbe fare.

Il risparmio di qualche milione di euro che si potrebbe ottenere dall’unificazione delle casse, costerebbe in termini di imprecisione nell’erogazione delle prestazioni e di mancanza di servizio agli iscritti ben più del vantaggio economico.

E permane l’interrogativo di sempre: se allo stato le casse non costano nulla, perché insistere sul taglio delle spese? c’è forse l’idea che il risparmiato debba ancora una volta finire nelle casse del paese, a rimpinguare un debito senza fine? se invece si tratta dell’intenzione magnanima di far risparmiare gli enti previdenziali, si potrebbe cominciare dalla detassazione delle rendite finanziarie, oggi al 20%.

 

Qui di seguito, l’articolo originale:

ItaliaOggi | Casse, i vertici costano 33,5 milioni

Di Ignazio Marino e Daniele Cirioli

Costano oltre 33,5 milioni di euro le poltrone delle Casse di previdenza private e privatizzate per occuparsi delle pensioni di 1,3 milioni di professionisti. Tanto hanno speso le 20 gestioni nel 2011 per gli organi collegiali: consigli di amministrazione, revisori e delegati. Circa due milioni in più rispetto al 2010.

A confronto, l’Inps ha speso nel 2011 meno di un decimo per occuparsi, però, di 20 milioni di soggetti. Cifre che fanno capire bene perché il ministro del lavoro Elsa Fornero continua a insistere sulla «necessità di studiare percorsi per unificare le casse per ridurre i costi a beneficio della sostenibilità», come accaduto nell’ultima audizione in Bicamerale di controllo enti gestori (si veda ItaliaOggi del 12/7/2012). È quanto emerge dal confronto dei bilanci 2011 degli enti dei professionisti con quello dell’Inps (si veda altro articolo a pagina 22).

Tornando alle casse, in 15 casi le spese sono lievitate mentre in quattro si sono abbassate. L’Enpam, l’ente dei medici con il più alto numero di iscritti (350 mila), è quello che ha speso in assoluto la cifra più alta, 4 milioni 326 mila euro (nel 2012 è scattato però il taglio del 10% dei compensi degli amministratori). Mentre l’istituto dei consulenti del lavoro è quello che registra in proporzione, rispetto all’anno precedente, l’incremento maggiore dei costi. Passando dagli 854 mila euro del 2010 a 1 milione 358 mila euro del 2011.

L’Enpaf (circa 76 mila farmacisti), fra gli enti di vecchia generazione, invece è quello che ha speso di meno, 266 mila euro. In calo rispetto all’anno precedente quando la cifra ammontava a poco più di 280 mila euro. Quattro casse di previdenza, tuttavia, sono andate in controtendenza riducendo o i gettoni o le sedute degli organi. Si tratta di Cassa forense (avvocati), Inarcassa (architetti e ingegneri), la gestione separata Enpaia per gli agrotecnici e la citata Enpaf. Quest’ultima, fra l’altro, detiene un ulteriore primato. Con i suoi 3,50 euro, è la gestione che ha il costo medio per singolo iscritto più basso.

Con 280 euro, invece, i notai sono quelli che spendono di più per mantenere i propri organi collegiali. Un cenno a parte meritano quegli enti di nuova generazione (per biologi, periti industriali, infermieri ecc). Nati nel 1996, il dlgs 106 infatti ha previsto strutture estremamente più snelle: consigli di amministrazione e collegi sindacali con cinque componenti a testa. E un consiglio di indirizzo e vigilanza composto al massimo da 38 componenti (come nel caso dell’Epap – pluricategoriale) al posto dell’assemblea dei delegati che, nelle casse di vecchia generazione (ad eccezione di Enasarco) arriva ad essere composta anche da 228 professionisti (come nel caso di Inarcassa). La situazione, però, cambia in base agli importi dei gettoni e alla propria mission che portano tutti questi enti giovani (a parte l’Enpab per i biologi) a superare il milione di euro di spesa per i propri vertici.

Passando all’Inps. Quindici cent di euro per lavoratore. Tanto sono costate nel 2011 le poltrone dell’Inps, l’istituto di previdenza più imponente d’Europa. La spesa esatta è stata di tre milioni e 50 mila euro. Forse poco o forse troppo, con quella cifra l’Inps ha tenuto in piedi una governance (più ampia rispetto a quella delle casse) che gestisce 19,9 milioni di lavoratori.

Da quest’anno l’Inps assume il primato di ente di previdenza più rilevante in ambito europeo. Alla quasi totalità dei dipendenti del settore privato e una parte di quello pubblico, nonché dei lavoratori autonomi (commercianti e artigiani) e iscritti alla gestione separata (co.co.co., professionisti senza cassa ecc.) si aggiungono tutti i lavoratori pubblici, così da portare il numero di lavoratori assicurati alla quasi totalità degli occupati in Italia. Nel 2011 la platea degli utenti Inps è risultata pari a più di due terzi della popolazione residente in Italia.Gli organi di governo, in questo caso, sono il presidente, il direttore generale, il civ (consiglio di indirizzo e vigilanza), il collegio dei sindaci, il magistrato della corte dei conti e i comitati amministratori di gestioni, fondi e casse. Poltrone che, in origine, avevano cura solo dei lavoratori del settore privato, ma che via via negli anni hanno dovuto allargare l’attenzione ad altri comparti produttivi, per via della confluenza di altri enti previdenziali (spesso per salvarli dalle cattive acque in cui stavano affogando). Da ultimo è successo con il decreto SalvaItalia che ha fatto confluire nell’Inps l’Inpdap (lavoratori pubblici) e l’Enpals (sport e spettacolo).

Nello specifico i lavoratori sono stati pari all’86,9% del totale degli italiani occupati, mentre le aziende iscritte il 35,9% dell’universo di tutte le imprese nazionali; l’Inps, inoltre, ha erogato l’80% delle pensioni per l’importo complessivo di circa il 70% della spesa pensionistica totale. La novità è arrivata dal decreto Monti del 2011 (dl n. 201/2011) che ha previsto l’accorpamento di Inpdap ed Enpals nell’Inps come accennato, con il trasferimento delle relative funzioni e delle risorse strumentali, umane e finanziarie.

L’operazione persegue obiettivi sia di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa nel settore previdenziale e assistenziale, sia di riduzione dei costi di funzionamento. Così l’Inps ha assorbito circa 2,8 milioni di pensioni Inpdap e oltre 60 mila pensioni Enpals. Quanto alle poltrone dell’Inps, queste sono costate circa 4 milioni di euro nel 2010; il costo è sceso di 1 milione nel 2011 (grazie ai tagli di vari decreti «anticrisi» e «anticasta») e nel 2012 è previsto un leggero rincaro dovuto, essenzialmente, alla quota di integrazione dei compensi prevista per effetto della confluenza dell’Inpdap e dell’Enpals, i cui organi sono stati invece soppressi (con ovvi risparmi di spesa).

Se e quanto sarà questa integrazione, tuttavia, non ancora è stabilito; intanto, nel bilancio di previsione 2012 è stato registrato un incremento di costo di circa 800 mila euro rispetto al dato finale dell’anno 2011. Con queste cifre, le poltrone sono costate a ciascun lavoratore (19,9 milioni), nell’anno 2010, circa 20 centesimi di euro, scesi a 15 nell’anno 2011. Se si tiene conto della platea dei pensionati (13,9 milioni), il costo pro-capite (lavoratori/pensionati) scende a 12 cent nel 2010 e addirittura a 9 cent nel 2011.