Fondi pensione: nuovi criteri [fonte: morningstar]

Un manuale per applicare i principi di sostenibilità sociale. Il mondo dei fondi pensione prosegue sulla strada della regolamentazione a tutela dei risparmiatori. Nel frattempo, le casse dei liberi professionisti restano in balìa di se stesse.

Un percorso virtuoso, quello dei fondi pensione: dopo una fase di anarchia in cui la parola d’ordine era autogestione, possibilmente con i vetri oscurati anche per i primi portatori di interesse, i sottoscrittori di quote, oggi si cambia. La consapevolezza che non si può più nascondersi dietro un dito, e forse una maggiore attenzione al risparmio dovuta agli anni della crisi, hanno generato un percorso virtuoso di regolamentazione di questo vasto mercato di prodotti finanziari.

In questo contesto, le casse private dei liberi professionisti restano sempre un passo indietro. Sarà che la pressione dello Stato Italiano si fa sentire e distrae risorse imponendo le proprie priorità, dall’assurda sostenibilità tecnica a 50 anni (capolavoro di virtuosismo tecnico che nulla dice, in fondo, delle reali condizioni di gestione degli enti) al prelievo forzoso dei risparmi dovuto alla spending review. Sarà anche che il management delle casse dei professionisti italiani, composto da rappresentanti eletti dei professionisti stessi, non è il massimo in termini di competenza in materia previdenziale. Sarà che in fondo il sistema a capitalizzazione è un ombrello in grado di coprire molti errori.

Ma un fatto è certo. Per la mia esperienza diretta negli enti previdenziali dei liberi professionisti, in alcuni casi siamo davvero distanti da una logica di amministrazione fondata su principi di reale efficienza. Dalla composizione del portafoglio di investimenti, alla gestione della previdenza e dell’assistenza, una serie di regole forse ci farebbe bene. Non le regole imposte da uno Stato che ha facile gioco ad imporre la propria volontà su enti poco organizzati al proprio interno, ma un sistema di autoregolamentazione che sappia produrre un circolo virtuoso e sappia arginare i fenomeni di pessima gestione a cui ancora si assiste, in nome dell’autonomia.

Perché autonomia non può coincidere con isolamento, presunzione o prepotenza.

 

Fondi pensione, è tempo di Sri (fonte: Morningstar)

Spesso hanno difficoltà ad applicare in concreto i principi socialmente responsabili. Da Forum per la finanza sostenibile e Mefop è arrivato in aiuto un manuale.

Valerio Baselli

 25/09/2012

Un problema che spesso viene posto dagli investitori istituzionali, in particolare dai fondi pensione, di fronte alla sollecitazione di un approccio “sostenibile e responsabile” è la complessità della traduzione dei relativi principi di investimento nel mandato ai gestori. Come si passa dalla teoria alla pratica?

A questa domanda si è cercato di rispondere nel corso del seminario di presentazione della pubblicazione “Linee Guida per l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governo societario nei processi di investimento delle forme pensionistiche complementari”, tenutosi il 12 settembre scorso a Roma, presso la Camera dei Deputati. L’evento è stato organizzato dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Mefop e col sostegno di Dexia asset management, Société Générale securities services e Unipol gruppo.

Investimenti socialmente responsabili
Scarsa propensione al rischio, orizzonte temporale di medio-lungo periodo e doveri fiduciari nei confronti degli aderenti. Ecco le caratteristiche peculiari del processo di investimento di un fondo pensione, le quali sembrano mostrare una naturale predisposizione alla connessione con un approccio sostenibile e responsabile.

Per chiarezza, è forse meglio ricordare cosa si intende con investimento socialmente responsabile (Sri, acronimo di Sustainable and responsible investment), ovvero la pratica in base alla quale considerazioni di ordine ambientale e sociale integrano le valutazioni di carattere finanziario che vengono svolte nel momento delle scelte di acquisto o vendita di un titolo o nell’esercizio dei diritti collegati alla sua proprietà. L’Sri si esplica attraverso la selezione di titoli di società che soddisfano alcuni criteri di responsabilità sociale, cioè svolgono la propria attività secondo principi di trasparenza e di correttezza nei confronti dei propri stakeholders tra i quali, per esempio, i dipendenti, gli azionisti, i clienti ed i fornitori, le comunità in cui sono inserite e l’ambiente.

Tra il dire e il fare…
Nonostante la grande coerenza di questi principi con le finalità sociali dei fondi pensione, gli Sri in Italia appaiono però ancora limitati: tra i fondi di nuova istituzione, meno del 20% adotta questo approccio.

La grande affinità a livello teorico va infatti a scontrarsi, nella pratica, con la complessità della traduzione dei relativi principi di investimento nel mandato ai gestori; inoltre, ad oggi è ancora diffuso il pregiudizio che gli investimenti sostenibili e responsabili abbiano un rendimento minore rispetto a quelli tradizionali.

Diverse strade per la sostenibilità
Il manuale (scaricabile qui) individua le varie opzioni attraverso cui è possibile integrare le strategie Sri nel processo di investimento: principi generali, benchmark specializzati, rating Esg (acronimo di Environmental, social and governance) e azionariato attivo. All’interno di ogni opzione viene evidenziato il ruolo di ciascun attore della filiera di investimento (fondo pensione, gestore, banca depositaria, consulente Esg). Ogni fondo pensione può scegliere la strada ad esso più consona. Ad esempio, per Laura Frascaroli di Unipol Assicurazioni, l’azionariato attivo rappresenta una grande opportunità di democrazia economica, poiché consente agli aderenti di dialogare con le imprese in cui si è investito il patrimonio.

Nello studio si sottolinea comunque che le linee guida sono da intendersi come un documento aperto, che suggerisce delle alternative lasciando la possibilità a soluzioni diverse rispetto a quelle espressamente individuate. Renato Guerriero di Dexia Asset Management, sottolinea come, ad esempio, l’adozione di principi generali sia una pratica già attuata all’estero. Il percorso verso l’integrazione dei fattori Esg nel processo di investimento non è univoco: nella scelta di quale opzione adottare, giocano un ruolo fondamentale i fattori culturali che caratterizzano ciascun paese.