Prove inutili per gli enti del 103/96: la sostenibilità a 50 anni. [fonte: Il Sole 24 ORE]

Ci fossero stati dubbi, sarebbe stata una grande notizia. Ma per la maggior parte delle casse e soprattutto per le più recenti, fra cui ENPAP, il risultato del test di sostenibilità a 50 anni era scontato. Ma un po’ di propaganda ci sarà lo stesso.

Inutile cercare di riportare il risultato nell’alveo di un test meramente tecnico, basato su proiezioni statistiche che tengono conto di una evoluzione “normale” ed entro i ranghi della matematica. Inutile ricordare che il test di sostenibilità a 50 anni, fatto come è stato fatto, non serve ad altro che a ribadire l’ovvietà che se restituisco alla gente solo quello che mi ha dato, al netto delle spese di gestione e dell’assistenza, non andrò mai in passivo.

Quello che il test non può prevedere è il fenomeno singolare, la perdita puntiforme ma drammatica, l’atto di imbecillità umana che si trasforma in un buco e che poi si trasmette, irrecuperabile, sul futuro. Il test ipotizza una normale evoluzione del sistema, una vita gestionale tranquilla e serena, al riparo dai rischi del mercato e dagli errori degli amministratori.

Si trattasse di società finanziarie con metodi di gestione consolidati, guidate da amministratori di talento o anche soltanto da persone competenti, potrei anche essere d’accordo. Ma qui stiamo parlando di enti, in specie quelli nati con il decreto 103/96, che devono ancora maturare molto in ambito gestionale. Enti con una vita breve, cicli di amministrazione segnati dal ricambio elettorale, con risorse e strutture che ancora non permettono di attrarre manager di talento che facciano davvero i manager.

Parliamo di enti, quelli del 103/96, che solo ora iniziano a mettersi insieme, a lavorare in rete, a confrontarsi con enti simili che hanno una storia ben più consolidata. Parliamo di enti che non sono obbligati a rispettare alcun parametro o criterio di gestione finanziaria, che possono saltare senza troppi problemi il passaggio della diversificazione, ad esempio.

In ogni caso, a speranza è l’ultima a morire. Ma sarebbe bello se il governo italiano, nel giusto e pieno diritto di verificare l’operato di casse con una fondamentale funzione sociale, concordasse con i diretti interessati e con l’Adepp verifiche serie, efficaci, e non soltanto formali.

 

Ministero del Lavoro: stress test superato per le casse previdenziali privatizzate – Il Sole 24 ORE.